Turistas

aprile 17, 2010 Nessun Commento

Se fossi un americano, mi guarderei bene dall’andare in vacanza più in là dell’uscio di casa. Se la tranquilla Europa o la sonnolenta Australia non sembrano essere posti abbastanza sicuri per il turista americano, figurarsi che carnaio possa diventare il Brasile.

Il dolce Brasile, tra una guerra dei narcos e l’altra, è il paese ideale in cui fare una vacanza se si vuole morire nella foresta. O almeno questo sembra dirci il film del 2006 Turistas di John Stockwell, apprezzato turista regista di famosi film su surfisti e tette.

Un fratellone tutto “No! Che fai?” accompagna due stragnocche in un viaggio alla scoperta del paese della samba. Il tranquillo bus turistico su cui viaggiano, stranemente strapieno di gnocca, cade in un crepaccio e loro, assieme ad altri turisti di lingua inglese, sono costretti ad inoltrarsi a piedi nella desolazione brasiliana per potersi divertire e venire derubati di tutto.

Tutta la prima parte del film è ascrivibile al genere nipple movies, vale a dire quei film in cui non accade niente e lo spettatore è tenuto incollato alla poltrona solo grazie al gran numero di capezzoli che si intravedono nascosti dai vestiti o liberi di muoversi nell’aria. Potrebbero andare avanti per ore a mostrare pettorali scolpiti nelle palestre e tette michelangiolesche – manca loro solo la parola – per convincere pubblico femminile e maschile che il film sia guardabile.

Purtroppo a circa 56 minuti dall’inizio, tutti i personaggi si rimettono la maglietta. E comincia l’orrore. Non l’horror. L’orrore. Per una motivazione totalmente insensata, un medico folle decide che a questi giovani turisti non servano più reni e cuore. In verità una giustificazione ci sarebbe, ma è un classico pippettone di critica alla società americana che non andrebbe bene nemmeno in un film dei Vanzina: siccome i ricchi moribondi americani vanno a comprare i reni dai poveri brasiliani, allora togliere reni agli americani per donarli ai bisognosi bimbi moribondi delle favelas è una forma di giustizia. Il film vorrebbe farci credere che abbia senso scegliere dei turisti a caso da cui estrarre gli organi e che farlo in una stanza sterile quanto il WC di una discoteca non abbia alcuna ripercussione sanitaria sul ricevente l’organo.

Ammesso che si possa anche tollerare una così squallida motivazione dei cattivi, non si può certo dire che i 40 minuti finali siano qualcosa di decente. Scene di fuga, scene di operazioni chirurgiche, sparatorie, fiocinate: c’è un po’ tutto quello che deve esserci per realizzare un pessimo film.

Quello che però colpisce in negativo è che il film sembra girato in luoghi che potrebbero fare da sfondo a qualsiasi cosa: dall’assurda storia del telefilm Lost alla battaglia sulla luna di Endor in guerre stellari. Sappiamo che è il Brasile solo perché i personaggi lo dicono e per i numerosi stereotipi presenti: i brasiliani ballano, stanno in spiaggia, hanno donne di facili costumi – anzi, in realtà sono di facili costumi solo perché sono battone quindi tocca pure pagarle – i villaggi dei poveri sono costruiti sul fango, i bimbi ti derubano e se non stai attento nelle tue bevande mettono la droga e ti risvegli senza un rene.

Per concludere: volete intravedere i capezzoli di 13? Procuratevi il film.
In tutto il film non sono nemmeno tantissime le tette che si vedono interamente. Che senso ha un film così? Nessuno, ve lo dico io.

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Sull'autore dell'articolo: Alessandro
Uomo instabile, fatica a trovare qualcosa o qualcuno che lo soddisfi pienamente. Scrive più articoli in questo blog di quanti ne vengano pubblicati, essendo un autore dal cestino facile. E' convinto di aver sempre ragione, cosa che il più delle volte si è rivelata vera. Delle poche volte in cui ebbe torto, non esistono testimoni ancora in vita.

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