[Scritti dal passato] – A giocare con il bastone
settembre 3, 2010 Nessun CommentoInauguro quest’oggi una rubrica particolare, contenente scritti recuperati da quaderni di quando ero bambino. I bambini, a volte, scrivono cose inquietanti e pazzesche che hanno una forza creativa incredibile anche a distanza di anni. Non è il caso del me bambino, che riletto a distanza di anni è più trash di quanto potessi ricordare.
Il testo che propongo quest’oggi è una classica storia da far concludere allo studente. L’incipit è tratto da “Favole al telefono” di G. Rodari.
Un giorno il piccolo Claudio giocava sotto il portone e, sulla strada passò un bel vecchio con gli occhiali d’oro, che camminava curvo, appoggiandosi a un bastone, e proprio davanti al portone il bastone gli cadde. Claudio fu pronto a raccoglierlo e lo porse al vecchio, che sorrise e disse: «Grazie, ma non mi serve. Posso camminare benissimo senza. Se ti piace, tienilo.
E senza aspettare risposta si allontanò, e pareva meno curvo di prima. Claudio rimase lì con il bastone in mano e non sapeva che farne. Era un comune bastone di legno, col manico ricurvo e il puntale di ferro, e niente altro di speciale da notare.
Claudio picchiò due o tre volte il puntale per terra, poi quasi senza pensarci, inforcò il bastone ed ecco che non era più un bastone, ma…
Da qui inizia la produzione originale di un bimbo di 9 anni. Per rispetto verso l’autore non sono state apportate modifiche alla stesura, se non una lieve correzione alla punteggiatura e l’integrazione di un paio di suggerimenti della maestra correttrice di bozze.
… un bellissimo cavallo bianco. Claudio era meravigliato: come poteva un bastone trasformarsi in un cavallo?
Ad un tratto il cavallo parlò: «Ciao Claudio!»
«Come sai il mio nome?», domandò Claudio.
Il cavallo rispose: «Io so tutti i nomi dei bambini. Adesso però monta su, ti porterò in un mondo fantastico abitato solo dai bambini».
Claudio non esitò un attimo a salire in groppa al destriero. Subito dopo che era salito, al cavallo spuntarono delle grandi ali bianche e decollò. Dall’alto il ragazzino vide che le cose erano piccolissime e i passanti sembravano formiche. Ad un tratto atterrarono su una nuvola dove c’era un castello. Il cavallo portò Claudio dal re… il vecchio signore a cui era caduto il bastone!
Claudio domandò al re: «Come mai mi avete lasciato il bastone?»
E il re rispose: «Tutti quelli che mi raccolgono il bastone hanno diritto a venire nel mio regno. Tu me l’hai raccolto quindi vuol dire che hai un animo nobile e gentile!».
Claudio non aveva capito niente di quello che aveva detto il vecchio, ma approvò.
Il re affidò il compito di fare visitare il castello al cavallo bianco e il ragazzino, sempre più stupito, seguì quello strano cicerone. Il castello era bellissimo ed abitato solo da bambini e da cavalli parlanti.
Dopo aver completato la visita al castello, il cavallo riportò Claudio a casa.
Arrivato a terra il cavallo si trasformò: era tornato bastone per sempre.
L’interpretazione col senno di poi
Un vecchio che attira i bambini con il suo bastone ed un castello abitato solo da bambini e cavalli parlanti… grazie al cielo nessun sedicente psicologo ha letto questo racconto.
Notevole anche la comicità surreale nel dialogo tra il vecchio re ed il bambino che, non capendo nulla di quello che viene detto dal nonnetto, “approva” le sue parole: un chiaro rimando all’incomunicabilità tra due generazioni così distanti, in cui il più giovane non solo ha perduto il rispetto per valori come la bontà e la gentilezza, ma si permette persino di annuire ad un vecchio come se fosse un pazzo che biascica frasi senza senso.
